Capolavori della fotografia giapponese in mostra a Parma

La mostra, curata da Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano e Marco Fagioli, prodotta da GAmm Giunti, in collaborazione con il Museo delle Culture di Lugano, ruota attorno all’idea dell’uomo e della donna giapponesi ritratti nelle fotografie della Scuola di Yokohama, attraverso i capolavori di uno dei più importanti capitoli della storia della fotografia.
I Capolavori della fotografia giapponese Parma

Dal 5 marzo al 5 giugno 2016, al Palazzo del Governatore di Parma, la mostra Giappone Segreto fa luce su uno dei capitoli più importanti della storia della fotografia.
L’esposizione presenta 140 fotografie originali, autentici capolavori e vertice della fotografia nipponica, sviluppatasi tra il 1860 e il 1910. In questo periodo, infatti, il Giappone fu testimone di un insolito connubio tra la tecnica fotografica occidentale e la maestria dei pittori locali, eredi di un’antica e raffinata tradizione, capaci di applicare perfettamente il colore anche su minuscole superfici.
I risultati artistici furono di sorprendente bellezza e i soggetti rappresentati così verosimili da non riuscire a distinguerli dalle moderne immagini stampate a colori. La produzione di tali opere rispondeva alle esigenze dei viaggiatori occidentali – i cosiddetti globetrotter – di portare con sé il ricordo di un Paese straordinario, che la modernizzazione forzata stava rapidamente trasformando in una nazione industriale.

La rassegna celebra il recente accordo tra Parma e la Prefettura di Kagawa e si tiene in occasione del 150° anniversario della firma del Trattato di Amicizia e di Commercio tra Italia e Giappone.
Ad accompagnare idealmente il visitatore ci sarà la figura di Enrico II di Borbone, fratello dell’ultimo regnante del Ducato di Parma, protagonista con la moglie, tra il 1887 e il 1889, di un lungo viaggio in Giappone, dal quale tornò con un’enorme collezione di opere d’arte giapponesi

Il viaggio di Enrico e Adelgonda

Fra il 1887 e il 1889 il principe Enrico II di Borbone, fratello minore dell’ultimo duca regnante di Parma, e la moglie Adelgonda di Braganza realizzarono un lungo giro del mondo. Il Giappone rappresentò la tappa più lunga: ben sette mesi tra febbraio e settembre 1889.

La Scuola di Yokohama

In Giappone, nella seconda metà dell’Ottocento, la tecnica fotografica occidentale si amalgamò con la secolare maestria dei pittori locali, capaci di applicare perfettamente il colore anche su minuscole superfici. I risultati artistici furono di sorprendente bellezza e i soggetti rappresentati così verosimili da non riuscire a distinguere le opere migliori dalle moderne fotografie a colori.

Il viaggio dei globetrotter lungo le strade del Giappone

Sedotti dal richiamo dell’esotismo e attratti dal fascino di usi e costumi ignoti i globetrotter ricalcavano la rete degli antichi assi viari giapponesi, adeguandosi ai suggerimenti delle guide di viaggio e alle autorizzazioni delle autorità locali. La loro sosta negli studi dei fotografi per acquistare immagini-souvenir, fu parte integrante del viaggio.

Il dominio della natura

Il paesaggio e la natura costituiscono l’oggetto principale della fotografia giapponese dell’Ottocento. Il dominio estetico della natura si esprime nella ricerca di un’armonia sottile delle parti della scena, lo stile geometrico e la relazione con la forma degli ideogrammi rimandano l’osservatore all’idea della presenza di un più alto equilibrio e di un indefinibile senso della misura.

I fiori di Ogawa

Una particolare forma di natura domata fu quella dei fiori in primissimo piano o in macrofotografia, che s’ispiravano alla pittura tradizionale e all’ukiyo-e. Nei collotipi di Ogawa Kazumasa, le figure si stagliano su campiture colorate e i soggetti decontestualizzano la natura, rendendola in qualche modo eterna.

Le diapositive per la lanterna magica (gentō-ban)

La stampa all’albumina non fu l’unica tecnica adoperata dai fotografi della Scuola di Yokohama. Un altro popolare genere di supporto fu il vetro, adoperato dal 1874 per la produzione di una grande quantità di lastrine trasparenti, colorate a mano con talento miniaturistico. Erano proiettate singolarmente, oppure a due o tre alla volta, grazie a particolari lanterne a più obiettivi, concepite per aumentare l’effetto narrativo.

La vita quotidiana

La rappresentazione della vita nei campi, della casa e delle attività artigianali e commerciali tende a essere larga e luminosa e a comprendere un gran numero di elementi non focalizzati. Le scene rurali possiedono una grande libertà compositiva che dà l’idea di un’adesione spontanea ai canoni d’una vita serena, ordinata e tradizionale. Nei ritratti d’interni domina un delicato senso geometrico e l’impressione di vuoto, di penombra e di fragilità, tipica della tradizionale concezione giapponese dello spazio.

Il mondo dell’arte

La necessità di tempi di posa lunghi e rigidi impedì di sviluppare alcuni dei temi iconografici della tradizione artistica giapponese. L’elaborata resa delle scene del teatro kabuki o le mimiche dei danzatori del kagura e degli attori delle farse del kyōgen, fu immobilizzata in una raccolta di costumi e foto di singole mosse che rimase lontana dal vissuto dei giapponesi.

Gli eroi dell’ultraesotico

I samurai e gli altri membri dell’élite dominante del Giappone tradizionale, sono l’oggetto di un insieme di rappresentazioni che si configurano in uno spazio ideologico esclusivo. Si tratta d’immagini che manifestano attributi inconsueti e straordinari e che suscitano curiosità, fascino e talvolta anche orrore.

Religione e ritualità

Nelle immagini dei luoghi sacri e nelle scene di riti, cerimonie e feste, la visione è focalizzata su un centro di attenzione, con tinte che manifestano un contrasto maggiore che nella realtà. Nel caso dei monumenti, ma anche nei ritratti di monaci, preti e pellegrini, il soggetto è estrapolato dal contesto. Nel caso di gruppi di persone, l’immagine è concepita in modo da mettere a fuoco un particolare o un’azione scenica all’interno di piani visivi o di campiture uniformi, fitte e affollate.

L’universo femminile

L’immagine della donna rimane sospesa fra i modelli culturali del periodo Edo e la visione, tutta occidentale, di una bellezza asiatica, dai lunghi capelli neri, dal corpo delicato e dalla pelle chiara. Una bellezza seducente che da una parte anima ambiti domestici di essenziale armonia e dall’altra esprime disponibilità sessuale e desiderio di piacere agli uomini. Un’immagine eccellente dal punto di vista artistico, ma maschilista e fondata su modelli stereotipati ben lontani dal ritratto della difficile condizione della donna giapponese dell’Ottocento.

Autore dell'articolo: Redazione GiapponeSegreto.it